Navigavamo ormai da molti giorni su di un mare immenso e insidioso, ma della nostra meta tanto cercata, la favolosa Isola Bianca, dove avremmo trovato accoglienza, sostegno ed amicizia (questo ci avevano detto i saggi e gli antichi libri), non scorgevamo ancora nessun segnale, nessuna traccia.
Finchè uno di noi, scrutando tutto intorno l’orizzonte, vide un bagliore di luce sempre più intenso che a poco a poco ci apparve il profilo di una nave, una nave enorme e scintillante di vele che, procedendo pressochè nella nostra stessa direzione, si avvicinava sempre più, veloce e silenziosa, come se volesse speronarci a dritta.
Tra di noi si diffuse il panico. Già la mole dell’immensa nave si era frapposta tra noi e il sole e una gelida ombra ci avvolgeva tutti, un’ombra piena di misteriose minacce. Alcuni, temendo un assalto di pirati, erano corsi ad armarsi fino ai denti, pronti a vendere cara la pelle; altri, paralizzati dalla paura, s’erano gettati in ginocchio per chiedere piangendo di avere salva la vita; altri si precipitavano sotto coperta nell’inutile ricerca di un impossibile nascondiglio.
“Chi siete? - gridò una voce tonante dalla terribile, sterminata nave che ormai incombeva su di noi da bordo e sembrava pronta a stritolarci nella sua corsa sulle onde - Da dove venite? Dove andate?”
Allora il capitano, raccolto in seno tutto il suo coraggio e tutto il fiato di cui era capace gridò: “ Siamo esuli in fuga dalla terra di Pantamelassa. Non abbiamo ricchezze. Cercavamo l’Isola Bianca, ma......”
La grande nave, che s’era accostata alla nostra, rallentò la sua corsa ammainando le vele più alte.
“ Noi siamo l’Isola Bianca, amici. La nostra nave si chiama così. Procedete sicuri al nostro fianco, e noi vi condurremo presto in porto.”




