Visto il successo dei lavori precedenti, anche quest’anno si è pensato di elaborare in chiave teatrale un mito molto noto ed amato della nostra cultura, quello di Pinocchio, personaggio molto caro a bambini ed adulti, ma anche molto discusso, molto complesso e affascinante, per certi versi persino inquietante.
Sempre in bilico tra burattino e bambino, tra mito e realtà, tra trasgressione e integrazione, Pinocchio incarna un desiderio smisurato e vitale di libertà e di avventura, che neppure il rischio e la sofferenza riescono a placare; ma in lui c’è anche un desiderio di casa, di sicurezza e di integrazione che lo inducono al sacrificio e alla normalità. Trasgressivo, bugiardo, leggero come uno slancio della fantasia, sa anche essere tenero e generoso, e dimostra una capacità d’amore che lo rende umano più di tanti uomini della realtà. E’ questa capacità di amore responsabile a renderlo uomo, non l’adeguamento forzato alle regole sociali. Se un messaggio deve emergere dal nostro lavoro deve essere questo: Pinocchio è il soffio vitale che attraversa la materia e che la trasfigura in un gioco infinito di metamorfosi; gratuito nel rischio e nella menzogna sa essere gratuito nel sacrificio e nell’amore,; per questo noi non vogliamo che nel farsi bambino egli rinunci del tutto alla sua essenza di burattino, che è meno che umana, ma anche più che umana, sublime.




